5 consigli essenziali per coltivare margherite perenni sempre fiorite in vaso e giardino rigoglioso

Chi ha un minimo di esperienza con il giardinaggio conosce bene la vista di un’aiuola ricca di margherite perenni che, senza mai stancarsi, fioriscono per settimane intere. Succede spesso sia in città che in campagna. Le margherite perenni sono la scelta ideale per chi vuole dare un tocco di colore duraturo ai propri spazi verdi senza dover monitorare tutto giorno per giorno. Diciamo che la loro vera forza sta nella resilienza e nella capacità di rinascere stagione dopo stagione. Chiaramente, non tutte le varietà sono identiche; per avere risultati all’altezza, conta molto selezionare le specie giuste e dedicare un po’ di cura soprattutto all’inizio, quando si mettono a dimora.

Perché scegliere le margherite perenni

C’è più da dire sulle margherite perenni rispetto a quello che si pensa. Anzitutto, regalano una longevità ben superiore a due anni, con fioriture che si ripetono lungo diverse stagioni. Per questo, le si vede bene un po’ ovunque: dal giardino grande, fino ai terrazzi di città – luoghi apparentemente piccoli, ma che si colorano lo stesso. Un fatto non così scontato riguarda la loro stagionalità molto ampia: molte fioriscono a primavera e continuano a ravvivare gli spazi fino a metà estate, mentre qualcuna si spinge addirittura fino ai primi freddi autunnali.

5 consigli essenziali per coltivare margherite perenni sempre fiorite in vaso e giardino rigoglioso
5 consigli essenziali per coltivare margherite perenni sempre fiorite in vaso e giardino rigoglioso – ristorantelagrifoglio.it

Il tipo di margherita scelto cambia molto l’effetto finale. Ci sono quelle più compatte, perfette per bordure o angoli ristretti, e varietà più alte – oltre il metro – che diventano le protagoniste di un’aiuola. I colori poi vanno dal bianco puro al porpora, passando per un giallo acceso: ogni tinta da una sensazione particolare all’intero spazio. Se vivete in regioni calde, meglio puntare su specie che reggono la siccità meglio di altre; là dove l’ambiente è più umido, attenzione a separare le piante vulnerabili ai ristagni d’acqua.

Un aspetto spesso ignorato da chi vive in città: le margherite rigogliose attirano tante api e farfalle, persone comuni forse non se ne accorgono, eppure così aiutano una biodiversità locale davvero preziosa. Sono piante che non chiedono troppo, poi, se coltivate in modo corretto. L’unico passaggio che richiede un po’ di lavoro è il periodo subito dopo la messa a dimora e durante le giornate più calde, quando serve qualche attenzione in più – lo dicono pure i tecnici del settore.

Quando e come piantarle

Quando si parla di metterle a dimora, la primavera o l’autunno – con clima temperato – sono le stagioni da preferire: temperature miti e suolo un po’ umido, il vero punto di partenza. Prima di tutto, scegliete il posto giusto: serve una buona esposizione al sole e terreni che drenano bene, così le radici stanno al sicuro e respirano. Da qualche anno si nota che, nei luoghi come la Sicilia o il Sud Italia, va quasi sempre messa la pianta in zone con ombra parziale; il caldo intenso provoca troppo stress, specie se il sole picchia duro.

Al momento del trapianto, scavare buche delle dimensioni giuste è il trucco. La corona deve trovarsi a livello del terreno, non sopra né sotto. Un mix di terra e compost con sostanza organica – che non guasta mai – migliora la struttura e aiuta la pianta a prendere piede rapidamente. All’inizio, una dose equilibrata di fertilizzante può fare la differenza, stimolando la crescita senza esagerare.

Se coltivate in vaso, occhio a usare contenitori con fori per drenare bene, così l’acqua in eccesso non resta stagnante – uno dei problemi più frequenti. Il terriccio deve essere leggero. Le prime tre-quattro settimane vanno annaffiate regolarmente, poi ci si regola a seconda del clima e delle piogge. Un dettaglio spesso trascurato è la profondità: mettere la zolla ben assestata vuol dire stabilità, evitando fastidi legati a venti forti primaverili, che qui nel Nord Italia non mancano.

Manutenzione e potatura

Prendersi cura delle margherite perenni non è complicato, anche se qualche accortezza conta. Centralissimo è il controllo dell’acqua: bisogna irrigare spesso, ma mai esagerare – i ristagni rovinano le radici, e si vede subito. Durante l’estate, quando l’evaporazione si fa pesante, uno strato di pacciamatura trattiene l’umidità e tiene a bada le erbacce.

La concimazione si fa uno o due volte nel periodo vegetativo, con fertilizzanti bilanciati: così si spinge la pianta a produrre fiori, senza però favorire troppo le foglie. Rimuovere i fiori appassiti è un gesto semplice, ma molto efficace: toglierli stimola nuovi boccioli e fa durare la fioritura più a lungo.

Per la potatura “grossa”, si agisce in momenti precisi dell’anno. A inizio primavera si eliminano foglie secche o malate per evitare problemi. Dopo la fioritura, tagliare gli steli secchi a livello del terreno aiuta a rigenerare. Se la pianta è cresciuta troppo o è stata trascurata, una potatura forte tra fine autunno e inizio primavera – lasciando circa 10-15 cm di gambo – rinvigorisce la crescita e migliora la qualità dei fiori.

Tra i giardinieri circola l’idea che combinare concimazione e potatura non solo aumenta la quantità, ma anche la qualità dei fiori. Se poi si vive in aree ventose, specie in città, una maggiore distanza fra le piante alte o una qualche forma di fissaggio evita rovinose cadute. Insomma, bastano pochi accorgimenti mirati – dalla scelta della specie fino alla potatura regolare – per tenerle vive e pimpanti per anni, arricchendo spazi verdi in buona parte d’Italia e nelle zone con clima temperato simile.