Un neonato che si mette a piangere senza sosta prova a mettere alla prova la pazienza e l’equilibrio di chi lo circonda, specie quando il motivo resta un mistero. Tra le tante cause possibili, le coliche risultano tra le più frequenti e sicuramente una bella grana da gestire. Il pianto continuo non riguarda soltanto il piccolo: genera nervosismo e tensioni anche tra mamma e papà, che si sentono sempre più spaesati, ecco perché capire cosa stia succedendo diventa urgente. Riconoscere in fretta i segnali delle coliche aiuta davvero a correre ai ripari, per il bene del bimbo e di tutta la famiglia.
Come riconoscere le coliche nei neonati
Capire quando è una colica non è mai semplice: il pianto di un neonato può avere mille spiegazioni. Però, alcuni indicatori permettono di orientarsi meglio. Le coliche si presentano con episodi di pianto intenso e prolungato, spesso concentrati nelle ore serali, o comunque nei momenti in cui il piccolo sembra più agitato. Si parla di coliche se il pianto dura almeno tre ore al giorno, per più di tre giorni alla settimana, e per almeno tre settimane di fila.
Oltre a questo, il neonato spesso mostra alcuni segnali fisici ben riconoscibili, come il fatto di tirare su le gambe verso la pancia – segnale piuttosto chiaro di fastidio intestinale. Un altro dettaglio da notare è il rossore sul viso, accompagnato da una contrazione generale del corpo, come quando prova a tenere dentro un dolore. Difficile anche passare inosservati i risvegli frequenti la notte o il fatto che il bimbo dorma male. Tutto questo, però, non basta: serve una visita dal medico per escludere altri problemi, tipo infezioni o disturbi digestivi, specie se il pianto è davvero fuori dall’ordinario o accompagnato da altri sintomi.

Come affrontare le coliche e favorire il benessere del neonato
Non c’è una formula magica per affrontare le coliche. Occorre osservare molto, provare diversi accorgimenti e capire che cosa sembra calmarlo. Tra le strategie più diffuse ci sono il movimento morbido, tipo passeggiate in braccio, o i massaggi all’addome, utili a stimolare i movimenti intestinali e ad alleviare la tensione. Mantenere una temperatura gradevole nell’ambiente e fare attenzione a non comprimere la pancia con la posizione aiuta spesso a placare il pianto.
Parlando di alimentazione, con i bimbi allattati al seno può valere la pena riflettere su cosa mangia la mamma, per capire se ci siano cibi che danno fastidio al piccolo. Chi invece usa latte artificiale, dovrebbe parlarne col pediatra per capire se sia il caso di cambiare formula. Apportare calore sulla pancia o sulla schiena, o creare un’atmosfera tranquilla con suoni bianchi o musica rilassante, può essere davvero di sollievo, senza dover ricorrere a medicine. Curiosa anche la frequenza delle coliche: più alta durante l’inverno, probabilmente per meno luce solare e qualche modifica nella routine quotidiana.
I segnali da non sottovalutare e quando rivolgersi al pediatra
Coliche o no, difficilmente bisogna ignorare segnali di pianto prolungato particolare. Bisogna saper riconoscere i segnali di qualcosa che va oltre il malessere passeggero, come la febbre alta, un rigonfiamento continuo della pancia, cambi repentini negli orari o nella quantità del cibo, o una perdita di peso significativa. Attenzione anche a uno stato di sonnolenza eccessiva o a una irritabilità fuori dal normale. In tutti questi casi, consultare un medico è la mossa migliore.
La visita specialistica permette di scartare malattie più gravi, come infezioni o intolleranze alimentari, e di trovare un modo su misura per il bambino. Chi abita in città – per esempio dalle parti di Milano – si accorge che lo stress urbano influisce pure sul benessere sia dei neonati sia dei genitori. Capire e gestire le coliche insomma richiede attenzione, pazienza, anche qualche tentativo, e un dialogo aperto con il pediatra. Col tempo la situazione tende a migliorare: poi torna quella tranquillità tanto desiderata da tutti.